The white stands for

|| THE WHITE STANDS FOR ||


The white stands for” è un lavoro di installazione che nasce da un ragionamento teorico e pratico sullo spazio bianco e l’invisibilità.

Il lavoro intende smontare la retorica dello spazio bianco come spazio neutro, e smascherare la totale politicità dello spazio bianco: esso infatti non è uno spazio mai neutro, ma fortemente connotato da un’egemonia culturale che vuole imporre regole e confini.

Il triangolo costituisce un chiaro rimando al triangolo utilizzato nel corso della deportazione nazista per identificare tutte le categorie di persone riconosciute come “fuori dalla norma”. Nell’installazione, si tratta di un triangolo rovesciato, con un orientamento inverso: un simbolo, dunque, di riappropriazione della propria identità minoritaria, così come utilizzato anche storicamente dal femminismo.

L’arte contemporanea si è basata spesso su una vera e propria mitologizzazione dello spazio bianco, il “white cube”, come luogo di neutralità nel quale, in assenza di vincoli, l’oggetto-opera potesse trovare totale centralità, godere delle condizioni ottimali per essere fruito e adempiere così al suo ruolo sacrale.

Installare tale simbolo di autodeterminazione sulla propria identità collettiva come minoranza non allineata e non allineabile, significa decostruire il potente mito del “white cube” confrontandolo con un altro tipo di “white”, quello comunemente relegato al silenzio. Non a caso il materiale utilizzato è la carta igienica: un oggetto di uso quotidiano fortemente legato alla dimensione del privato, del nascosto, di ciò che dev’essere omesso. Esattamente nello stesso modo in cui, all’interno di regole eteronormative, tutto ciò che non si allinea alla stretta divisione dei generi deve essere silenziato, omesso, nascosto, per non suscitare scandalo, confusione, perversioni. E se le identità sessuali non eterosessuali sono, nel discorso comune, “un fatto privato”, secondo il detto “ognuno fa ciò che vuole basta che lo faccia nella sua camera da letto”, la rappresentazione di tale identità attraverso il triangolo vuole essere un segno, forte, che le identità non allineate hanno sempre un valore politico, nel momento in cui si riappropriano degli spazi che intendono silenziarle.

The white stands for” intende, quindi, portare in luce come la retorica sul bianco e sul neutro nasconda in realtà un profondo lavorio di egemonizzazione culturale di determinate visioni del genere e dell’identità sessuale: visioni che profondamente si oppongono alla necessaria autodeterminazione dei corpi rispetto alla propria identità di genere e identità sessuale.

Il bianco non sta per neutrale, non sta per puro, non sta per libero: il bianco sta per politico, schierato, antagonista rispetto a visioni dominanti, e, in quanto tale, può diventare il punto di partenza per un rovesciamento degli stereotipi e delle discriminazioni.


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