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1 artista + 1 curatore + 1 interlocutore = Dialoghi!

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“Shame”: G&G dialogano con Kafka..

Da qualche giorno, è visitabile e aperta al pubblico l’ultima mostra realizzata a Trento, alla quale G&G partecipano insieme ad altri quattro giovani artisti. Il titolo della mostra, “Artista della Fame“, è ispirato, così come l’allestimento e il lavoro sulle opere, ad uno straordinario racconto di Franz Kafka: una metafora profonda e stupefacente sul senso del mestiere di artista. Il curatore, Guido Laino, ha chiamato gli artisti a confrontarsi con le suggestioni date dal racconto: i risultati sono stati diversi ma tutti accomunati da una fortissima riflessione su di sè e sul proprio “fare arte”.

Anche G&G  non si sono sottratt* al confronto con Kafka, mettendo in scena un’installazione intitolata “Shame“..curiosi di sapere di che cosa si tratta?

Venite a vederla! La mostra è gratuita, ed è aperta dal martedì alla domenica, dalle 17 alle 23.

 

 

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My fair pharmakon

MY FAIR PHARMAKON

2011

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Contramal è un farmaco a base di tramadolo, derivato oppioide, come il metadone. Al contrario di quest’ultimo, esso può essere venduto senza la ricetta speciale per stupefacenti, ma con prescrizione medica non ripetibile. Non è solo un semplice agonista oppioide, ma induce l’aumento del rilascio di serotonina: è, in altre parole, un sostituto chimico del sesso, dell’innamoramento, del buon cibo, dell’esercizio fisico. Contramal viene utilizzato per combattere gli stati dolorosi acuti e cronici, e i dolori indotti da interventi chirurgici e diagnostici particolarmente difficili.

Dal gusto più dolce delle sorelle morfina e codeina, Contramal può avere effetti collaterali pari agli stupefacenti: nausea, vomito, eccesso di sudorazione, stitichezza, sonnolenza, tremori nervosi da astinenza, allucinazioni, fino a provocare crisi simili a quelle epilettiche, alterazioni della personalità e della percezione cognitiva.

“My fair pharmakon” mette in scena un numero via via sempre crescente nel tempo di flaconi di Contramal, disposti in un cerchio di fedeltà assoluta, una fede nuziale inscindibile e sacra che lega la persona malata al proprio farmaco salvifico. Un farmaco che è allo stesso tempo rimedio e veleno, cura e droga, palliativo e peggiorativo di una condizione di schiavitù cronica ai dettami della chimica.

Un circuito tra la dipendenza e la cura che non è possibile creare né spezzare se non con il beneplacito dell’autorità, che sancisce la legittimità della condizione di malato, di malata, di sposo, di sposa. I flaconi sono parte integrante della vita di una persona malata: con l’etichetta usurata, i beccucci staccati, alcune gocce residue di sostanza, essi l’hanno accompagnata in ogni istante della sua vita, per essere sostituiti, una volta terminati, da nuovi flaconi.

Un circolo che si autoalimenta in eterno rinnovamento, poiché se il flacone ha una fine, la sostanza non può mai essere accantonata e il malato non può mai essere solo: un vero amore che dura per sempre, finché morte non li separi.

Ed ecco quindi che il numero dei flaconi messi in scena aumenta, con il passare del tempo, seguendo le curve del miglioramento e del peggioramento della cronicità. Un cerchio che parte da una base definita, 20 flaconi il primo giorno, e che arriverà, nell’arco del mese d’esposizione, a ingrandirsi forse al punto tale da non poter più essere contenuta nello spazio preventivamente predisposto, e che, una volta terminata la mostra, continuerà ancora ad ingrandirsi, nel privato, per essere poi esposta, la volta successiva, con una base di partenza infinitamente più grande.

Il titolo prende spunto dal famoso musical del 1956 di Alan Jay Lerner “My fair lady” la cui trama ruota attorno al debutto in società della protagonista, attraverso un percorso di preparazione che la porterà ad essere finalmente accolta dall’alta società. In “My fair pharmakon”, la terapia farmacologica, solitamente relegata all’intimo, al domestico, al privato, viene non soltanto esplicitata in pubblico, resa nota a conosciuti e sconosiuti, privandosi del potere della mediazione della spiegazione, della parola, delle azioni di formalità, ma anche tramutata in opera d’arte: un atto di sovversione della divisione tra pubblico e privato, una liberazione potente e destinata a propagarsi all’infinito nello spazio e nel tempo.

“My fair pharmakon” è attualmente in esposizione a Moena, presso la Galleria Ufofabrik.

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Juegos de Fuegos

JUEGOS DE FUEGOS

2011

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Juegos de fuegos” è un’installazione composta da 196 scatole di fiammiferi, disposte su un’invisibile scacchiera di 14 righe e 14 colonne. All’interno di ciascuna scatola bianca, apparentemente immacolata e neutra, si cela, sistematicamente, lo stesso inquietante disegno: un’arma da fuoco. 196 scatole chiuse, 196 armi nascoste, 196 armi puntate, 196 mani a cui affidarle: un esercito perfettamente schierato, a richiamare il gioco strategico e le strategia militare, una minaccia silenziosa ed incombente, nascosta all’interno di un piccolissimo, innocente involucro. Armi tutte uguali, in scatole tutte uguali, pronte ad essere usate senza distinzione. Poco importa chi sia a puntarla e verso chi venga puntata: fa parte delle regole del gioco. E chi inventa le regole si astiene dal giocare. Armi non solo disegnate con un tratto infantile, ma anche sfocate, oniriche, quasi inafferrabili: come sfocati ed inafferrabili sono i ricordi dell’infanzia, che, siano essi gioiosi o cruenti, rimangono confinati nelle paludi della memoria, impossibili da scrostare. L’infanzia è il luogo del gioco per alcuni, è il luogo più violento della vita per altri. Così queste scatole, apparentemente innocue da chiuse, piccole e fragili, richiamano alla mente come ogni arma, per alcune infanzie, sia nient’altro che un gioco, ma un gioco per adulti imposto da adulti.

Allo stesso tempo, la stessa scatola di fiammiferi rievoca la fiaba popolare de “La piccola fiammiferaia”, una delle storie più truci parte dell’immaginario infantile. Una fiaba che non lascia possibilità di redenzione, e che evoca atmosfere di solitudine e povertà. La stessa povertà di materiali che compone l’opera, e che richiama ad una precarietà costante: le scatole, leggere ed appoggiate al piano, sono suscettibili a qualunque movimento, basta un lieve colpo per distruggere la perfezione dell’esercito schierato. Il/la fruitore/trice è invitato/a ad aprirle, a spostarle ed a lasciarle aperte o a chiudere quelle aperte da altri, a giocarci, a provocare l’effetto domino, un po’ come le guerre insomma.

 

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Inaugura “Juegos de fuegos” @ VART 2011

 

goghi&goghi

inaugurano

JUEGOS DE FUEGOS

installazione

mercoledì 20 luglio 2011

EQUIPE SHOW

@ Sala delle Colonne, Mezzolombardo (TN)

per VART 2011

a partire dalle 20:00

e fino al 26 luglio 2011

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